Contesto
Panoramica
Nel luglio 2025 la giornalista Diane Montagna ha pubblicato quelle che ha descritto come sezioni del rapporto finale della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) sulla consultazione del 2020 dei vescovi di tutto il mondo riguardo a Summorum Pontificum, la consultazione che papa Francesco citò quando limitò la messa tradizionale in latino con Traditionis custodes (2021). Montagna sosteneva che il rapporto mostrasse che la maggioranza dei vescovi che avevano risposto si opponeva a modificare la legge di Benedetto XVI. La Sala Stampa della Santa Sede non ha confermato l'autenticità dei documenti e ha definito i resoconti «una ricostruzione molto parziale e incompleta del processo decisionale» (Catholic News Service). La vicenda ha riacceso il dibattito sulle basi delle restrizioni del 2021 all'inizio del pontificato di Leone XIV (si veda Leone XIV e la messa in latino).
Antefatti: la consultazione del 2020
La lettera ai vescovi che Benedetto XVI scrisse nel 2007 insieme a Summorum Pontificum chiedeva ai vescovi di riferire sulla propria esperienza tre anni dopo l'entrata in vigore della legge. La CDF, cui nel 2019 erano passati i compiti della precedente Pontificia Commissione Ecclesia Dei (vatican.va), consultò i vescovi nel 2020. Nella sua lettera che accompagna Traditionis custodes, Francesco scrisse che le risposte rivelavano una situazione che «mi preoccupa e mi rattrista», e che lo aveva convinto della necessità di intervenire. I risultati in sé non sono stati pubblicati. Affermazioni secondo cui il sondaggio non avrebbe sostenuto le restrizioni circolavano già nel 2021, quando Catholic World News riportò il resoconto di un giornalista in tal senso (Catholic World News).
Che cosa è stato pubblicato
Il 1° luglio 2025 il Substack di Montagna ha pubblicato due testi: la valutazione complessiva dei risultati del sondaggio e una raccolta di citazioni di singoli vescovi e conferenze episcopali, che, a suo dire, doveva offrire al Papa un quadro d'insieme delle loro risposte (Diane Montagna). Secondo i suoi estratti e la copertura giornalistica che ne è seguita:
- la maggioranza dei vescovi che hanno risposto ha giudicato che modifiche legislative a Summorum Pontificum farebbero più danni che benefici;
- la maggioranza dei vescovi che avevano applicato il motu proprio ha espresso con generosità la propria soddisfazione per esso;
- alcuni vescovi hanno dichiarato che esso aveva fallito nel suo obiettivo di favorire la riconciliazione e ne hanno chiesto la soppressione, e alcuni hanno voluto un ritorno al sistema precedente al 2007 per esercitare un controllo maggiore (Diane Montagna; America).
Il 10 luglio Montagna ha pubblicato il numero di protocollo del rapporto e l'introduzione alla sua seconda parte, che, a suo dire, erano stati forniti dal giornalista italiano Saverio Gaeta e dal liturgista don Nicola Bux, coautori di un libro italiano sul rapporto, La liturgia non è uno spettacolo. Ha riferito che l'editore, Fede & Cultura, ha reso disponibile il libro online in anticipo rispetto all'uscita prevista per ottobre, dopo il suo primo articolo, e che esso comprende un'ulteriore sezione del rapporto che riassume l'applicazione continente per continente e paese per paese (Diane Montagna; Diane Montagna).
La risposta del Vaticano
Il 3 luglio 2025, rispondendo a una domanda della CNA durante un briefing su un altro argomento, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha detto che i testi riguardavano presumibilmente una parte di uno dei documenti su cui si era basata la decisione, ma che offrivano «una ricostruzione molto parziale e incompleta del processo decisionale». Ha aggiunto che erano state prese in considerazione anche altre documentazioni e relazioni, compresi i risultati di ulteriori consultazioni, e non ha confermato l'autenticità dei documenti (Catholic News Service; National Catholic Register/CNA; National Catholic Reporter). Montagna ha replicato che Traditionis custodes e la lettera di accompagnamento di Francesco citavano soltanto il sondaggio tra i vescovi come motivo del suo intervento (Diane Montagna). Stando alle cronache consultate, la Santa Sede non ha pubblicato né il rapporto completo né le ulteriori consultazioni citate da Bruni.
Reazioni nei media tradizionalisti
Le testate vicine alla messa tradizionale hanno letto i documenti come una rivendicazione. LifeSiteNews ha titolato che «quasi «due terzi dei vescovi» hanno dissentito dalle restrizioni alla messa in latino» (LifeSiteNews); il blog di padre John Zuhlsdorf lo ha definito «un'altra bomba» (Fr. Z's Blog); The Remnant ha titolato «Il rapporto ufficiale del Vaticano smantella Traditionis custodes» (The Remnant); e CatholicVote ha scritto di «crepe importanti» nel fondamento della legge (CatholicVote). Catholicism.org è stato più cauto, traendo conclusioni «supponendo che il testo ottenuto da Miss Montagna sia autentico, cosa di cui non abbiamo motivo di dubitare» (Catholicism.org).
In Italia, Messa in Latino ha pubblicato il 10 luglio un'intervista con don Bux sul sondaggio; il giorno seguente la piattaforma Blogger di Google ha oscurato il blog, citando una violazione non specificata in materia di incitamento all'odio, e lo ha ripristinato il 23 luglio. Google non ha fornito alcuna ragione che collegasse i due fatti (The European Conservative).
Non tutti i commenti sono stati concordi. Il blog Sacerdotus ha sostenuto che Montagna si è basata su estratti selezionati, ha omesso risultati contrari, ha fatto affidamento su documenti non verificati e ha ripetuto affermazioni già fatte nel 2021 (Sacerdotus). I media cattolici generalisti hanno riferito della fuga di notizie e della risposta del Vaticano senza sposare nessuna delle due letture: America ha descritto un dibattito in crescita (America), mentre National Catholic Reporter e CNA hanno riferito che il Vaticano aveva ridimensionato il ruolo dei documenti trapelati (NCR; National Catholic Register/CNA).
Che cosa dicono i testi ufficiali
La fuga di notizie non ha cambiato la legge. L'articolo 1 di Traditionis custodes descrive i libri liturgici promulgati da Paolo VI e Giovanni Paolo II come «l'espressione unica della lex orandi del Rito Romano», e i Responsa ad dubia del 2021 e il rescritto del 2023, che riserva a Roma le dispense principali, restano in vigore (si veda diritto liturgico). La disputa riguarda le ragioni addotte da Francesco e le prove su cui si fondavano, non se la legge del 2021 sia oggi vincolante.
Gli sviluppi successivi
- Novembre 2025. Il nunzio apostolico in Gran Bretagna ha dichiarato che Leone XIV non avrebbe annullato le restrizioni, ma avrebbe concesso dispense di due anni ai vescovi che le avessero chieste (Catholic News Service).
- Marzo 2026. Un messaggio inviato a nome di Leone ha chiesto ai vescovi francesi di accogliere generosamente i cattolici legati alla messa in latino, preservando la comunione (Crux; America).
- Luglio–agosto 2026. Dopo che il cardinale Arthur Roche aveva detto a The Tablet che Leone non avrebbe modificato Traditionis custodes, Montagna ha risposto con un post intitolato «Altro gaslighting straordinario» (Diane Montagna). La lettera di Leone al cardinale Roche, pubblicata in agosto, chiedeva fedeltà ai testi approvati.
Cosa osservare
- Se la Santa Sede pubblicherà il rapporto completo della CDF o le altre consultazioni che dice aver informato la decisione del 2021.
- Qualsiasi atto di Leone XIV che modifichi Traditionis custodes, i Responsa o il rescritto del 2023.
- Dati indipendenti, come lo studio statunitense Trads di Stephen Cranney e Stephen Bullivant, che Oxford University Press elenca per la fine del 2026 (si veda I giovani cattolici e la messa in latino).