Che cosa ha deciso Roma nel 2026
Il 1° luglio 2026, a Écône, in Svizzera, vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) hanno consacrato vescovi quattro sacerdoti senza mandato pontificio e contro l’espressa volontà di Papa Leone XIV. Il giorno dopo il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato un decreto e una nota esplicativa. Il decreto afferma che i due vescovi consacranti e i quattro nuovi vescovi sono incorsi nella scomunica automatica riservata alla Sede Apostolica. La nota va oltre: dice che l’atto ha costituito il delitto canonico di scisma, che i ministri ordinati della Fraternità sono in scisma e soggetti a scomunica, e chiede ai fedeli di non partecipare alle celebrazioni della Fraternità.
I laici
La nota non dichiara scomunicati tutti coloro che frequentano una cappella della FSSPX. Applica le condizioni di una nota del 1996 del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi: i laici sono scismatici e scomunicati solo se aderiscono formalmente alla Fraternità, non per il semplice fatto di assistere alle sue Messe.
Come siamo arrivati qui
Nel 1988, dopo che mons. Marcel Lefebvre aveva consacrato quattro vescovi senza mandato pontificio, Papa Giovanni Paolo II scrisse in Ecclesia Dei che una simile disobbedienza «costituisce un atto scismatico» e avvertì che «l’adesione formale allo scisma è una grave offesa a Dio». Nel 2009 Papa Benedetto XVI revocò le scomuniche dei quattro vescovi, ma scrisse che «la Fraternità non ha alcuno status canonico nella Chiesa, e i suoi ministri… non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa». Negli anni seguenti la Santa Sede descrisse la disputa come anzitutto dottrinale, e Papa Francesco fece concessioni pastorali su confessione e matrimonio. I documenti del 2026 affermano ora chiaramente che il clero della Fraternità è in scisma.
Che cosa dice la FSSPX
La Fraternità ha sempre negato di essere in scisma. Sostiene di riconoscere il Papa e di non rivendicare alcuna giurisdizione propria, e che uno «stato di necessità» giustificava le consacrazioni. L’11 luglio 2026 ha presentato un ricorso contro il decreto, che a suo dire lo sospende; i canonisti citati da America hanno risposto che un ricorso non può togliere pene incorse automaticamente. Nell’ottobre 2026 la Fraternità ha dichiarato che il suo ricorso era in corso a Roma. Finché la Santa Sede non deciderà diversamente, il decreto e la nota del 2 luglio esprimono la posizione ufficiale della Chiesa.